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Paragrafo    1    .    La   collettivizzazione   dell'agricoltura    e

l'industrializzazione dell'Unione Sovietica.

     
Alla  fine  degli  anni Venti, l'Unione Sovietica cambi  radicalmente
politica     economica,    indirizzandosi     verso     una     rapida
industrializzazione. Il gruppo dirigente del partito riteneva  infatti
che  la  costruzione del socialismo si dovesse fondare su solide  basi
materiali  da  realizzare  attraverso lo sviluppo  dell'industria,  di
quella pesante in particolare, in quanto produttrice di macchinari per
gli altri settori e per l'agricoltura.
     Stalin  e i suoi collaboratori pensavano inoltre che per l'Unione
Sovietica  fosse necessario mettersi alla pari sia economicamente  che
militarmente  con  i  paesi capitalistici avanzati.  Tale  parit  poi
doveva  essere raggiunta in tempi rapidi, perch il paese  si  trovava
ormai  in una pericolosa condizione di isolamento e di accerchiamento,
a  causa  di  numerosi fattori: la mancata affermazione del  movimento
rivoluzionario in Europa, l'atteggiamento antisovietico assunto  dalle
classi  dirigenti  dei  paesi  capitalistici,  l'ascesa  del  nazismo,
programmaticamente  deciso  a  lottare  contro  il  comunismo   e   ad
estendersi  verso  est;  l'espansionismo del  Giappone  desideroso  di
imporre la propria egemonia in Estremo Oriente.
     La  NEP (vedi capitolo Due, paragrafo 6), anche se aveva prodotto
qualche  risultato positivo, non era stata in grado di promuovere  una
rapida  industrializzazione; alcuni suoi effetti anzi avevano  ridotto
la  disponibilit di risorse per lo sviluppo industriale: agiva in tal
senso,  ad esempio, il crescente potere dei kulaki, i contadini agiati
che  di fatto avevano il controllo del mercato agrario. Questi, quando
vennero  decise  vaste  requisizioni  e  razionamenti,  reagirono  con
sabotaggi
     
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     e  imboscamenti,  che  fecero aumentare i prezzi  dei  generi  di
prima necessit, proprio mentre stavano diventando pi costosi anche i
beni di consumo.
     Alla  fine del 1929, di fronte al progressivo peggioramento della
situazione    economica,    Stalin   decise    di    procedere    alla
collettivizzazione  forzata  delle  campagne,  sottoponendo  tutto  il
settore  agrario  al  controllo  statale.  Vennero  istituite  aziende
collettive   di  tipo  cooperativo  (kolchoz)  e  altre  completamente
dipendenti dallo stato (sovchoz).
     Per  la  gestione  centralizzata di tutto  il  sistema  economico
furono istituiti piani quinquennali, con i quali lo stato regolava  in
modo  pi o meno dettagliato tutte le funzioni in ogni settore,  dalla
acquisizione delle risorse alla produzione, indicando per quest'ultima
gli  obiettivi  da raggiungere. Questi nella maggior  parte  dei  casi
erano   irrealistici,   in   quanto   corrispondevano   pi   a   fini
propagandistici che alle reali capacit produttive; priorit  assoluta
era assegnata all'industria pesante.
     Per  realizzare la collettivizzazione dell'agricoltura e i  piani
quinquennali, il regime staliniano fece ricorso alla propaganda,  alla
pressione  ideologica  e a misure incentivanti,  ma  soprattutto  alla
coercizione  e  alla repressione. Quest'ultima colp in particolare  i
kulaki,  che  secondo Stalin dovevano essere "eliminati come  classe":
privati  delle terre, vennero costretti a lavorare nei kolchoz  oppure
deportati  in  campi di concentramento e di lavoro. Si calcola  che  i
contadini colpiti da tali provvedimenti siano stati tra i cinque  e  i
dieci  milioni e che la met di essi abbia trovato in breve  tempo  la
morte a causa delle durissime condizioni di vita.
     Nonostante   il   massiccio   impiego   di   metodi   repressivi,
l'agricoltura rest caratterizzata da una bassa produttivit, a  causa
soprattutto      dell'inefficienza     dell'organizzazione,      della
meccanizzazione inadeguata, degli scarsi investimenti pubblici  e  del
malcontento della popolazione rurale. Notevoli risultati furono invece
raggiunti  in  campo industriale; alla fine degli anni  Trenta,  dieci
anni  dopo  il  varo del primo piano quinquennale, la  produzione  era
quasi triplicata; quella di metalli ferrosi, di materiale elettrico  e
di   combustibile  era  aumentata  di  circa  quattro  volte,   quella
dell'industria  chimica  di cinque e quella di  macchine  utensili  di
dieci. Nello stesso periodo il numero degli
     
     [Grafici  non  riportati: 1) Produzione industriale  russa  negli
anni Trenta; 2) Sviluppo industriale in URSS tra il 1913 e il 1937].
     
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     addetti  all'industria  era  passato  da  meno  di  tre  a  dieci
milioni.  Anche se tali risultati erano stati raggiunti con un  enorme
spreco  di risorse e a prezzo di grandi sofferenze per la popolazione,
l'Unione  Sovietica  poteva considerarsi una delle principali  potenze
industriali.
     Il  successo  dell'industrializzazione fece crescere il  consenso
verso   il   regime  staliniano  all'interno  dell'Unione   Sovietica;
all'esterno, dove non se ne conoscevano i pesantissimi costi  sociali,
esso  suscit impressione ed ammirazione, specialmente perch  si  era
verificato  in  una  fase  di  grave ed estesa  recessione  del  mondo
capitalistico. Notevole fu l'entusiasmo dei comunisti, presso i  quali
si  diffuse  la  speranza  di  una  imminente  rivoluzione  nei  paesi
capitalistici.
